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E’ il 10 febbraio, pioviggina a Scordia, una macchia di case nella valle del Calatino. Il sole non sembra aver voglia di uscire stamattina. Sono le 9,30 circa, c’è freddo, il tipico freddo di febbraio. La sciarpa intorno al collo è d’obbligo. Davanti al municipio si raduna un po’ di gente, studenti con lo zaino in spalla che nascondono i loro occhi stanchi e assonnati dietro occhiali da sole; e, poi, ci sono dei signori che parlano tra di loro, tutti tra i quaranta e i sessant’anni. Fumano nervosamente, come se il fuoco delle sigarette possa confortarli dal freddo, mentre la pioggia leggera smette di cadere e, finalmente, qualche timido raggio di sole trafigge il cielo nuvoloso.

“Siamo tutti per il no! Il sindaco è l’unico cittadino ad essere contro i suoi concittadini! Deve andare via! Non lo vogliamo ‘sto Megastore…” così si esprime uno di quei signori, mentre un altro, uno sulla quarantina con la barba incolta e una giacca nera, in maniera piuttosto dirompente, ci urla: “Dicono che il Comune ha bisogno dei 600.000 euro provenienti dalla costruzione di ‘sto centro commerciale, ma la verità è che il sindaco cura solo i propri interessi! E a noi commercianti chi ci pensa?”. Ed eccone un altro che, fissandoci negli occhi, mentre agita le mani, incalza: “Questo sindaco non ha orecchie per la gente di Scordia!!”. Già, la gente di Scordia.
Sulle scale del municipio un ragazzo si sistema la kefiah intorno al collo guardando la folla, poi avvicina le labbra al megafono da cui promana una voce sintetica: “Popolo di Scordia, commercianti e studenti, oggi siamo qui per dire no… Una volta per tutte!” e poi “Non vogliamo lo Scordia Megastore! Facciamolo capire a questi signori!”. Applausi e cori. Perché sono qui? Quali ragioni muove questa gente? Tra circa un’ora inizierà al municipio la conferenza dei servizi: Camera di Commercio, Regione Sicilia, Provincia Regionale di Catania e il Sindaco di Scordia, Agnello, decideranno se costruire o meno il centro commerciale “Scordia Megastore”. Dal megafono continuano a fiorire parole e grida mentre, accanto al gruppo dei commercianti, una donna soffoca la sigaretta con la punta dello stivale: è Lina Basso, presidente della Confcommercio di Scordia.”La Confcommercio di Scordia oggi è qui per stare vicino ai propri commercianti e lavoratori e per dichiarare tutto il proprio dissenso: il Megastore schiaccerà l’economia di Scordia. Vengono inoltre promessi dei posti di lavoro a progetto, cioè finti, e secondo le nostre analisi per ogni posto di lavoro di questo tipo se ne perdono tre normali. Non riusciamo a trovare un motivo per dire sì a questo centro commerciale!”. Ricomincia a piovere, ma sempre in modo leggero. I ragazzi di Rifondazione Comunista e Italia Dei Valori si alternano al megafono, sono quasi le 11 e c’è davvero molta gente. Tra i ragazzi di Rifondazione scorgiamo Valerio Marletta, consigliere provinciale di Rifondazione Comunista, intento a parlare con Pierpaolo Montalto, segretario provinciale del partito. Incrociamo lo sguardo di Marletta, i suoi occhi scavati, la barba lunga di un paio di giorni o forse tre, la maschera cruda del suo volto: “La ditta Scordia Megastore Srl risulta essere in mano ai Fratelli Basilotta Immobiliare” dice, mentre gesticola con le mani, callose “E Vincenzo Basilotta, uno dei fratelli, ha ricevuto una condanna definitiva e gli sono stati pure sequestrati beni per un totale di 30 milioni di euro. A causa di questo sequestro ha dovuto vendere le azioni della sua ditta ai fratelli, ed è anche il proprietario della caserma dei Carabinieri proprio di Scordia!”.  Ma non è finita, “Sappiamo pure che Basilotta è molto vicino al Presidente Lombardo, infatti ha pure svolto dei lavori privati per la moglie di lui, ed è anche vicino a Rosario Di Dio, entrambi di Castel di Judica”.
Ora piove con più intensità, pare quasi si sia aperto il cielo. E’ ora di entrare in municipio. Ci dirigiamo insieme alla folla verso la stanza del sindaco Agnello, lì dentro ci sarà un tavolo attorno al quale si decideranno le sorti del Megastore e quindi di tutta Scordia. La gente vuole assistere alla conferenza, ma la stanza del sindaco è troppo piccola per contenere tutte quelle persone. “All’aula consiliare!!” urlano dal fondo, ma i carabinieri schierati davanti alla porta della stanza invitano alla calma e al silenzio. Ore 11,45: ancora nessuna traccia della Regione e della Provincia, intanto un gruppo di studenti si siede sulle scale, c’è chi appoggia la testa al muro, c’è chi sbadiglia. Aspettiamo ancora. Ore 12, tutti in aula consiliare. Il sindaco ha deciso che si svolgerà lì la conferenza dei servizi. Ci sediamo in seconda fila, davanti a noi i tavoli, i microfoni, le poltrone, ma ancora nessuno di quelli che dovranno decidere ha preso posto, mentre in platea non ci sono più posti a sedere. Commercianti, studenti, rappresentanti di associazioni o di parte politica hanno riempito letteralmente l’aula. Sui loro volti si legge, oltre alla stanchezza, l’impazienza dell’attesa, come prima di una grande partita, quando la squadra di casa è già schierata e pronta a giocare, mentre si attende che la squadra ospite faccia il proprio ingresso in campo. L’attesa è finita, l’orologio disegna un orario imbarazzante, le 12:30. Abbiamo aspettato un’ora e mezza. Tutti prendono posto, Camera di Commercio, Regione, Provincia, Sindaco dietro al tavolo decisionale, di lato; da una parte la  Confcommercio Sicilia e dall’altro il rappresentante della società “Scordia Megastore Srl”, Anastasi ( genero di Vincenzo Basilotta), e il progettista della struttura, l’ing. Bisignani ( lo stesso dell’Etnapolis).
Il sindaco apre i lavori, il pubblico scordiense rumoreggia, commenta, ma appena si accendono i microfoni subentra subito il silenzio. Il rappresentante della Regione Sicilia, Leonardo Pipitone, e quello della Camera di Commercio, Franco Virgillito, chiedono di vedere le necessarie autorizzazioni per la costruzione dell’edificio: viene mostrato il progetto, i vari permessi, i diversi incartamenti e, dopo una fase di lettura e analisi molto lunga, si passa agli interventi della Confcommercio Sicilia. “Il piano di impatto commerciale, presentato dalla società Scordia Megastore Srl, presenta diverse incoerenze”, commenta al microfono il rappresentante della Confcommercio, che in più aggiunge “Parliamo di una società che stima di fatturare un importo annuo inferiore a quello che fatturerebbe un centro commerciale che va male!”, e poi, “Il fatturato previsto è di circa 4.900.000 euro, laddove le altre strutture fanno 11 milioni di euro, se va male, e 24 milioni se va bene!”. Parte l’applauso di tutta la platea. Ora la parola all’ing. Bisignani, il quale con un breve intervento sulla “normale non perfettibilità del piano di impatto commerciale”, difende il proprio operato, dato che oltre alla progettazione della struttura si è anche occupato della realizzazione del già menzionato piano di impatto.
Sono circa le 15:45, quando gli addetti ai lavori sono chiamati a votare. In aula c’è trepidazione, dietro di noi i commercianti in silenzio sembrano quasi pietrificati, mentre i ragazzi di Rifondazione Comunista espongono uno striscione:” NO SCORDIA MEGASTORE”. Glielo faranno togliere poco dopo. Per prima esprime il suo voto la Camera di Commercio, ed è no; tocca alla Provincia di Catania, ed è un altro no. Adesso si insinua un misto di allegria e preoccupazione tra gli scordiensi,mentre l’ansia serpeggia nei loro ventri e sbarra loro gli occhi. Mancano ancora due voti, quello della Regione e poi quello del sindaco Agnello. Sì o no. Alla mia destra un ragazzo seduto di fianco a me tiene gli occhi chiusi, muove leggermente le labbra, sembra quasi che stia pregando. Come prima di un rigore. E arriva il terzo no, quello della Regione. Tifo da stadio in aula, c’è il sorriso stampato sul volto di tutti i presenti e partono pure i cori.

Viene negata la concessione alla realizzazione del centro commerciale Scordia Megastore. La partita è chiusa. Lasciamo la sala insieme alla folla, i commercianti che avevamo sentito stamattina, nervosi, ora mostrano tutta la loro gioia. C’è un ragazzo, magrolino con i dread, i jeans a vita bassa e con uno zainetto sulle spalle; ci dice: ” Scrivetelo che pure il sindaco oggi ha votato no!”

Verso le 17 lasciamo Scordia, la lasciamo diversa da come l’abbiamo trovata stamattina. Il sole non c’è, è calata la sera, ma non c’è traccia di una nuvola in cielo.

Di Attilio Occhipinti